Anonima Lettrice Italiana

“Chi non muore” di Gianluca Morozzi: recensione e reading

Voce narrante di esuberante cinismo, Angie è una studentessa fuorisede a Bologna (musa consueta dell’autore), sontuosa nel suo egocentrismo e decisamente atipica come personaggio femminile, dato che in un incessante monologo interiore rivela altarini e meccanismi celati dietro cliché che nessuna donna smantellerebbe [ogni altro dettaglio sulla trama di “Chi non muore” di Gianluca Morozzi sarebbe uno spoiler gravissimo, dato che in pratica – come in parecchi bei libri – le cose succedono fin dalla prima sillaba].

Chi non muore: un libro che piace, oppure piace molto

Quanto conta un pregiudizio? Molto, molto poco.

Dopo essermi ritrovata in alcune leziosità della protagonista ventiduenne – con l’aggravante che io non ho ventidue anni – mi sono fermata a chiedermi il motivo del mio giudizio su quest’autore: trame sempre ben orchestrate, personaggi quadridimensionali, finali sul pezzo, ribaltamenti di senso, di motivazione, di genere addirittura… eppure il mio rapporto con i libri di Morozzi è un’intolleranza a mare calmo. Poi in due-tre punti nella vita arriva lo tsunami dell’urto e, non so perché, cerco di farmelo piacere ancora meno, scelgo un romanzo sui consigli di chi ci è passato e parto. E uno dopo l’altro, li divoro letteralmente, due, tre ore da pagina 1 ai ringraziamenti, e ogni volta riesco a trovare sempre meno senso al mio pregiudizio. In questo libro, in particolare, ho ritrovato molta della freschezza dei suoi primi lavori, echi familiari per chi ha amato L’era del porco o Despero. Mi sono ricordata perché mi piaceva, più di quanto mi facesse venire voglia di sgomitare qualcuno e mostrargli una pagina, per dire: “Guarda! Poi di’ che non è vero che fa sempre così!”. 

A questo punto devo riconoscere che gran parte della mia opinione è basata sui personaggi femminili di Morozzi, sulle loro interazioni con gli uomini, sugli uomini che interagiscono con loro e su come da queste interazioni ne usciamo ridicoli entrambi, perciò la conclusione è una sola.

Alla fine dovrò ammettere che non mi piaceva solamente perché ci aveva sgamati tutti. E adesso che ha esorcizzato il tutto portando Angie in prima persona (anzi, in primo super-superego) nei nostri scaffali, dovrà diventare il mio autore preferito.

Una nota a sostegno di questa tesi potrebbe essere che di recente ho cominciato a leggere i suoi racconti per Guanda Bit, iniziando da Il ghiaccio sottile, un pugno nello stomaco che non ha niente a che vedere con pseudoleggerezza e cliché, ben venga ogni possibilità di cambiare idea nella vita.

Chi non muore” di Gianluca Morozzi, Guanda, 2011. Anonima Lettrice Italiana.

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Ali

Leggo, scrivo, parlo, ma soprattutto parlo. E poi leggo e scrivo.

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