Biro & Taccuino

Bastava un viaggio: Il Circo di Miranda Mellis

La morte è una di quelle cose che non sempre abbiamo voglia di trovare in un libro. Siamo lì, infastiditi dal peso della vita vera, con l’unica necessità di leggere qualcosa che ci porti altrove e ci faccia sentire meglio.

Però la morte può essere raccontata anche in maniera diversa, qualche libro può aprirci una prospettiva sulla vita anche se parla di morte. Come nel caso de Il Circo di Miranda Mellis.

La storia

Il Circo, testo di Miranda Mellis edito Wojtec, è la storia di una ragazza, Lucia, che si trova faccia a faccia con la morte. No, non è la solita storia di fantascienza e di incredibili aldilà. Questa ragazza, che fa parte di una famiglia di circensi, ha perso sua mamma, parte per un viaggio surreale e si ritrova proprio lì, nel mondo in cui sua madre ora sta. Ci parla, le fa quelle domande che tutti ci facciamo, scopre che lì ci sono anche gli dei e che funziona tutto in maniera strana. Scopre che le cose in quel mondo non sono come ce le siamo sempre immaginate o come appaiono dei film, sono diverse ma più vere.

A volte l’impossibile è l’ingrediente mancante.

Questo dice la protagonista ad un certo punto della sua avventura. Il viaggio che Lucia compie, e racconta in prima persona, è surreale solo per l’ambientazione, ma è reale all’interno dell’avventura paurosa e necessaria che è l’accettazione del lutto, della necessità di fare i conti con quel che non abbiamo più.

Non aveva mai risposto alle lettere che le scrivevo nei giorni di disperazione. Aveva la sua morte da vivere.

Mentre Lucia vive questo momento alla ricerca della nuova esistenza della mamma e dei segreti della morte, noi compiamo un viaggio dentro di lei. A stretto contatto con i suoi sogni e i suoi segreti, percepiamo quanto soffra e quanto senta il bisogno di trovare un senso a ciò che probabilmente un senso non ce l’ha. Alla fine di questo viaggio Lucia non avrà trovato le sue risposte, ma avrà dato una forma ad un ignoto che ora lo è meno e che, probabilmente, le consentirà di convivere con ciò che mai avrà realmente senso.

I temi

Unico tema di questo libro è la morte. Il suo avvento, come la percepiamo noi, come la percepiscono – forse – i morti, come possiamo renderla parte della vita.

La vita accellerò per tutti; noi le sfrecciavamo dietro, facendo del nostro meglio per stare al passo, ma nella comune arena del passato familiare, in cui le nostre vite si sovrapponevano indefinitamente nella memoria, la vita non aveva accellerato, era anzi rimasta assolutamente immobile, come per non farsi vedere.

Lucia parte dalla narrazione del suo viaggio, in solitudine e nell’incredibile mondo dei morti, per poi arrivare nei capitoli successivi a farci capire come può una famiglia, e poi una singola persona, reagire a una morte. Ogni momento è trattato con lo stesso stile della narrazione del surreale, nulla cambia nel modo di raccontare anche quando cambia l’argomento. Perché alla base ci sono solo sensazioni e sentimenti: tutto quel che avviene è nell’interiorità, non nella realtà. Anche le domande sono centrali in questo romanzo – che per la lunghezza definirei più racconto – e rientrano nella volontà di definire l’indefinibile. Lucia ha tante domande da fare a sua mamma ma troppo spesso le dimentica:

La prossima volta che ti ricordi la domanda, fagliela subito. Qui funziona così: devi ricordarti di ricordare.

Gli interrogativi servono per capire qualcosa in più, per ritornare a quella necessità di senso e forma. Ma servono anche per ricordare. Il ricordo – senza domande – forse è quel che serve per convivere con un dolore che non da’ tante risposte. Il tema è uno – seppur colmo di microtemi – ma complesso. Per questo lo stile, raffinato e comprensibile pur nella sua complessità, rimane ricercato e particolare. Il mondo dei sentimenti e della morte non si toccano con mano, sono temi astratti che, però, rendono questo testo incredibilmente concreto.

I pensieri

Io sono arrivata a questo libro per caso, durante una fiera, in un momento in cui con la morte cercavo di farci i conti. L’ho letto un anno dopo, in un pomeriggio di quarantena in cui, ancora con quel conto in sospeso, ho trovato ristoro in 30 pagine dedicate proprio alla morte.

Non mi piace leggere di morte, incupirmi leggendo un libro, ed è per questo che la vera sorpresa è stata chiudere Il Circo e non sentirsi tristi. Questo libro, la cui pecca si può forse trovare nell’ampollosità di alcuni passaggi linguistici che, evitati, non avrebbero sottratto nulla al tema, è diverso perché sa toccare un tema forte nel modo giusto. Ha dalla sua la brevità – che ci consente di finirlo in mezz’ora, sebbene rimanga addosso l’intera giornata – e la naturalezza con cui Laura ci racconta del suo viaggio, come se fosse reale.

I vivi non possono fare a meno di pensare cose orribili; e i morti? Loro ci riescono, a controllare i pensieri?

Due mondi che si intersecano, domande umane nel mondo dei morti, con una continuità surreale ma per noi forse necessaria. Anche in quel mondo si parla di arte, di letteratura, di lettura e di musica, tracciando tra noi e i morti qualche fondamentale differenza. Wojtek ha pubblicato una storia forte, ha avuto il coraggio di investire su punti che fa male toccare ma che poi diventa necessario analizzare, perché fa stare meglio. Quella nostra capacità di leggere, di fare ancora domande, di voler ricordare ora e sempre probabilmente ci salva.

Mi sento libera; ho smesso di cercare il mio fantasma. Sono serena, cammino e penso. Ai morti, per esempio, alle loro abitudini, ai loro punti ciechi, i loro offuscamenti. Sono più umili dei vivi, ma non meno confusi.

“Il Circo” di Miranda Mellis, Edizioni Wojtek. Biro & Taccuino.

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Francesca Romana Cicolella

Giornalista. Nata con una sola passione, cresciuta - per fortuna - a pane e giornalismo. Leggo tanto, scrivo il giusto. Non sono logorroica, ma se scrivo roba lunga vuol dire che ho voglia di parlarne.
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