I libri di Marco

“Il confine del paradiso” di Esmé Weijun Wang: recensione libro

Parlare di un libro come “I confini del paradiso” che affronta il tema della malattia mentale è compito davvero arduo. Soprattutto quando si ha di fronte un libro come Il Confine del Paradiso, dove questo argomento viene scandagliato, quasi vivisezionato su più livelli.

Ci troviamo infatti davanti a una sorta di anomalia letteraria, un libro dove al centro di tutto c’è David Nowak, che è insieme la fine e l’inizio di tutto: il romanzo si apre con il suicidio di David ritenuto l’epilogo inevitabile e più volte rimandato della sua tormentata esistenza, caratterizzata da una nevrosi e da un disturbo mentale che l’hanno sempre reso vittima dei suoi demoni.

Un libro in cui ogni personaggio è l’opposto dall’altro

Nonostante ciò rappresenti la fine della sua vita terrena, questo episodio non è altro che un tassello da collocare in una struttura narrativa non certo originale nella forma ma eclatante per la sua intensità. Non è certo la prima volta che un libro viene narrato a più voci ma per quanto riguarda il sottoscritto è sicuramente la prima volta in cui mi trovo di fronte a una serie di personaggi narranti totalmente diversi l’uno dall’altro.

i confini del paradiso esmé weijun wangLa prima metà di questo libro si articola in una serie di vicende, vicissitudini e soprattutto personaggi marginali ma molto ben caratterizzati che servono a delineare il contesto in cui si muove la famiglia Nowak e soprattutto a descrivere in modo quasi canzonatorio e a tratti inverosimile il disturbo di David, come se si trattasse di una mera nevrosi o dell’aspetto pittoresco di un carattere estroverso, qualcosa comunque di cui vergognarsi e da nascondere agli altri, soprattutto quando si ha a che fare con un ambiente cattolico come quello in cui è cresciuto il protagonista. Questo è un effetto che credo sia voluto da parte dell’autrice e che ci porta a diverse riflessioni su un tipo di mentalità che ancora oggi fatica a trattare quella mentale come una vera e propria malattia.

La svolta decisiva del romanzo

È però nella sua seconda metà che il romanzo della Wang spicca letteralmente il volo, ovvero nel momento in cui entrano in scena i figli di David avuti con una donna di Taiwan, la terra che ha dato peraltro i natali ai genitori dell’autrice stessa. Gillian e William, così innocenti ed ignari, portatori sani del male nella sua accezione più assoluta. In questa parte in cui i figli prendono la parola e descrivono la loro vita nella casa degli orrori sperduta in mezzo ai boschi in cui vivono, il lettore si ritrova non solo a poter toccare con mano ma a vivere sulla propria pelle la vera essenza del disturbo mentale, tanto sono vivide e angoscianti le descrizioni dell’autrice. In queste fasi e in queste pagine il lettore verrà travolto letteralmente da uno tsunami di sensazioni, tanto da sentirsi oppresso e col fiato sospeso e da sentire sul corpo il dolore e in bocca il sapore non solo dell’abuso ma della ineluttabilità della fine di chi cresce in un ambiente familiare malsano.

Esmè Weijung Wang ha scritto un libro dalla potenza inaudita in grado di portare nuova luce, forte accecante e dolorosa, sul tema delle malattie mentali, in una costellazione di personaggi assolutamente indimenticabili, una struttura narrativa originale, avvincente e persino ricca di colpi di scena, e una prosa a dir poco incredibile, in grado di stampare con nitidezza disarmante nella mente immagini e diapositive che difficilmente il lettore sarà in grado di rimuovere.

“Il confine del paradiso” di Esmé Weijun Wang, Edizioni Lindau. I libri di Marco. 

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