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“Io sono la bestia” di Andrea Donaera: recensione libro

Io sono la bestia di Andrea Donaera è una granata che ti esplode in faccia. Sul momento sei troppo preso a sussultare per l’impatto e la forza d’urto, per la potenza devastante di questo libro.

Ma come succede con ogni granata che si rispetti, il problema non è tanto l’esplosione, quanto quelle schegge che si conficcano dappertutto e sottopelle e che dopo giorni si fanno sentire e vengono a reclamare la loro presenza in modo doloroso. Io sono una bestia è proprio così.

Un libro destinato a rimanere dentro per sempre

Un libro destinato a rimanere dentro per sempre, a far male per sempre, il suo è un dolore persistente ma assolutamente necessario. Perché, in fondo, è il dolore ciò che più ci fa sentire vivi. Il dolore è ciò che ci spinge a tirare fuori e a esprimere tutto quello che ci attanaglia e ci divora dentro.

Appoggia il coltello sul marmo e, con un gesto improvviso, affonda una mano nella pancia del pesce.
Rimesta dentro, facendo un rumore quasi piacevole. La faccia concentrata come su un calcolo complicato.
“Si le ho dette. Ma non volevo”.
“Va be’. Non importa”.
“Non volevo, veramente”.
Stringe tutto in un pugno e poi tira via. È un rumore orrido, ma liberatorio.
Quel pugno di interiora strappate le sembra terribile e bellissimo. Sarebbe bello se funzionasse così anche con l’anima.

Lo è per il poeta, lo è per i Nirvana di Kurt Cobain. In Io sono la bestia il protagonista è, guarda caso, un personaggio che non c’è più, Michele Trevi, un ragazzo di appena quindici anni, sensibile, introverso e tormentato, figlio di Mimì, un boss duro e spietato della sacra corona unita. Michele tiene un quaderno in cui scrive delle poesie e le dedica a una ragazzina di cui si è innamorato, Nicole, che non lo ricambia e non lo considera, anzi, sembra quasi volerlo deridere, ma in maniera innocente, come succede a quell’età dove il peso delle nostre azioni è leggero come un soffio di vento. Michele decide a questo punto di lanciarsi dal settimo piano e di porre fine alle sue sofferenze. Naturalmente il rifiuto di Nicole è solo la punta dell’iceberg, la miccia che scatena questa deflagrazione, perché in realtà ciò che divora e dilania Michele è la bestia. Ma esattamente chi è la bestia? È da qui che ha origine questo scritto, nel suo tentativo di rispondere a questa domanda. La bestia è un qualcosa che si annida in molti di noi, un seme che ci viene piantato dentro e che piano piano cresce e ha fame e che ha bisogno di essere nutrito attraverso il nostro dolore ma soprattutto attraverso il nostro odio.

In questo romanzo La bestia viene impersonificata da una serie di personaggi davvero indimenticabili, a partire dal padre di Michele, Domenico Trevi, accecato dalla perdita del figlio e in cerca di una vendetta il più sanguinaria possibile, la sorella di Michele, Arianna, costretta a fronteggiare una famiglia di fantasmi, Veli il personaggio forse più umano e tragico di tutto il libro, il cui dolore è talmente tangibile da poter essere toccato con mano, Nicole una ragazzina molto coraggiosa che suo malgrado si ritrova in un qualcosa molto più grande di lei. E infine Michele, la cui assenza in realtà è una presenza ingombrante che pervade tutto quanto il romanzo, Michele rappresenta l’arte, la poesia e la musica, ovvero tutto ciò che ci permette di poter riconoscere da qualche parte il nostro dolore e che in qualche maniera parla di noi e di ciò che sentiamo.

                                                        Andrea Donaera

La struttura narrativa vede il romanzo suddiviso in brevi capitoli, ciascuno dei quali è dedicato a uno dei personaggi del libro, gli unici però ad essere raccontati in prima persona sono quelli dedicati a Veli e Nicole. Cosa che non è assolutamente casuale perché rende la narrazione ancora più coinvolgente e sconvolgente in quanto dà maggiormente il senso di angoscia che provano questi personaggi. Ma ciò che più risalta è la scrittura di Andrea Donaera, lo stile si adatta e si plasma in base al personaggio di cui si sta parlando: dapprima secco asciutto e duro quando si parla di Mimì per diventare più semplice quando è Nicole a parlare, diviene più strutturato e formato da frasi molto brevi e costanti ripetizioni ma al contempo quasi poetico quando si tratta di Veli e la sua mente ormai fortemente contorta e compromessa.

Ogni frase di questo libro è una stilettata, uno schiaffo in faccia, Io sono una bestia è un romanzo che parla della banalità e della ineluttabilità del male, di quanto sia inevitabile a volte che passi di generazione in generazione. Eppure nonostante la durezza e l’orrore di ciò che si narra c’è spazio per l’amore e per la tenerezza, c’è spazio per l’umanità e anche per qualche sorriso, in questo libro c’è tanto orrore ma c’è anche tanta poesia, quasi come se le due cose andassero necessariamente di pari passo.
Io sono una bestia è uno degli esordi più potenti (eufemismo) che si siano visti negli ultimi anni in Italia, un libro dalla forza dirompente e al contempo poetica che stordisce il lettore ma lo lascia con la voglia e la fame atavica di voler leggere di più di questo scrittore.

“Io sono la bestia” di Andrea Donaera, edizioni NN Editore

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