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“La gioia fa parecchio rumore” di Sandro Bonvissuto: recensione libro

Parlare di un libro come La gioia fa parecchio rumore non è impresa facile. Soprattutto quando ci si trova di fronte a qualcosa di veramente grandioso. Sandro Bonvissuto è uno Scrittore con la S maiuscola, di quelli da annoverare tra i classici della nostra epoca e tra i grandi della nostra letteratura.

Sandro scrive come si faceva una volta, quando questo paese dettava legge in ambito letterario e non solo, quando l’Italia era ancora la culla dell’arte e stabiliva condizioni e tendenze da seguire. La gioia fa parecchio rumore parla di un mondo che non c’è più, di personaggi che sembrano essere stati presi da un film di Fellini e che nonostante siano romanzati incarnano un popolo nel quale non possiamo più riconoscerci.

Un popolo di persone umili, che facevano comunità

Un popolo fatto di persone umili, di gente magari chiassosa ma unita che faceva comunità, abituata alla povertà ma sempre comunque in grado di arrangiarsi e di arrabattarsi in qualche modo. Gente vera e genuina. Oggi ci siamo dimenticati quello che eravamo, siamo diventati un popolo rabbioso frustrato e razzista, che nel prossimo e nel diverso vede un nemico su cui sfogare le proprie frustrazioni, un popolo che ha conosciuto lo sviluppo e il benessere ma che è rimasto povero di colori e che ha perso la fantasia e la voglia di sognare.

La gioia fa parecchio rumore è un libro che parla di amore e passione per il calcio ma soprattutto di amore verso la vita. Il calcio diventa solo il pretesto per costruire un mondo abitato da personaggi assolutamente irresistibili e dove si alternano momenti di ilarità, che scatenano nel lettore vere e proprie risate sguaiate, a momenti di totale commozione. Persino in questo momento mentre ne parlo mi si riempiono gli occhi di lacrime. Perché il mondo che Sandro Bonvissuto descrive diventa irrimediabilmente quello del lettore. Perché voltare l’ultima pagina significa dire addio a personaggi che sono diventati amici tuoi, tale è il senso di nostalgia e malinconia che ti pervade. Nostalgia soprattutto di un tempo e di un’epoca che non torneranno più, un’epoca in cui più che le parole e i gesti contavano gli sguardi e il cuore.

                     Sandro Bonvissuto

Quello di Bonvissuto è un libro che si legge tra lacrime e sorrisi ma è anche un testo che presenta delle digressioni formidabili e molto profonde soprattutto attraverso Barabba, forse il personaggio più bello di tutto il libro. E sta proprio qui la magia di questo romanzo, dove la maglia numero 5 di un centrocampista brasiliano diventa una figura quasi mitologica dalla incredibile simbologia, attraverso la quale parlare di filosofia, anatomia, astronomia, matematica e Arte ovvero le 5 Nobili scienze che dovrebbero essere parte integrante e imprescindibile di ogni essere vivente. La scrittura di Sandro Bonvissuto è qualcosa di sublime, profonda e leggera al tempo stesso, in grado di tenere incollato alla pagina anche il lettore meno interessato al mondo del calcio. Persino la struttura narrativa di questo libro è formidabile e funzionale alla sua magia. Come ogni romanzo di formazione che si rispetti, la narrazione è in prima persona e avviene attraverso gli occhi di un ragazzino, occhi che non badano tanto ai paroloni ai nomi o alle definizioni ma che sono in grado di vedere ciò che ormai sfugge agli adulti. Una narrazione in cui l’oggetto più semplice e comune come un divano o una vecchia radio diventano il perno attorno al quale si snodano storie e persone che è impossibile dimenticare.
Sandro Bonvissuto ha scritto un libro unico, di quelli che capita di leggere di rado, di quelli che si rimpiangono.

“La gioia fa parecchio rumore” di Sandro Bonvissuto, edizioni Einaudi

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