I libri di Marco

“Nella casa dell’interprete” di Ngugi Wa Thiong’o: recensione libro

Ngugi Wa Thiong’o è un illustre professore kenyota di inglese e letteratura comparata in odore di premio Nobel da diversi anni, con una vastissima produzione letteraria che è stata tradotta in più di trenta paesi e che ancora oggi è oggetto di libri, saggi e tesi universitarie.

Le sue opere hanno un peso molto importante non solo per i riconoscimenti, i premi e le onorificenze da tutto il mondo della letteratura, ma soprattutto per quello che queste opere hanno rappresentato nella storia del suo paese e dell’Africa in generale.

L’Africa al centro della narrazione

Ngugi è cresciuto in Kenya nella fase più critica del periodo coloniale britannico, con l’inizio della rivolta Mau Mau nel 1952 che porterà all’indipendenza del paese africano e a una nuova consapevolezza di questo autore. Ngugi debutta prima sulla scena letteraria con un testo teatrale e poi con una serie di romanzi in cui la struttura narrativa non segue più una singola trama ma diventa una narrazione collettiva che sostituisce quella individuale. Momento questo molto importante nella sua carriera perché segna il definitivo passaggio alla critica di quello che egli stesso definisce un colonialismo non solo territoriale ma letterario britannico. Nello specifico Ngugi mette in discussione il fulcro del romanzo occidentale, dove l’Africa viene sempre vista come un qualcosa di meramente esotico, quasi fosse uno sfondo selvaggio e rozzo utile solo come ornamento e dove comunque a contare sono la storia e il punto di vista dell’uomo bianco, che dà per scontata la colonizzazione di questa terra.

Ngugi prova a soverchiare questo punto di vista e porre al centro l’Africa in modo da far diventare la cultura africana il nucleo centrale e il centro di tutto in modo tale da considerare le altre culture in relazione a essa e non viceversa. Questo suo spirito combattivo e in un certo senso ribelle costerà molto caro all’autore keniota soprattutto per le sue opinioni contrarie al governo postcoloniale. Posizione questa che gli varrà prima l’arresto e poi l’esilio in Inghilterra e Stati Uniti. Il regime del dittatore Arap Moi non solo gli vieta l’insegnamento in tutto il paese e la rimozione dei suoi testi dai programmi scolastici ma attenterà più volte alla sua vita.

Un mémoire avvincente

Nella casa dell'interprete di Ngugi Wa Thiong'oNella Casa dell’interprete è un mémoire molto avvincente che non solo aiuta a far luce sugli anni di studio e formazione di questo autore ma che soprattutto consente di dare uno sguardo consapevole alla storia di un paese e di un continente da sempre frazionato e diviso. Ci ritroviamo in un contesto storico che come dicevo prima è molto interessante e stimolante: siamo nel fulcro della rivolta Mau Mau che porta allo stato di emergenza nazionale e a misure molto restrittive delle libertà personali di cui Ngugi stesso è vittima. Sono gli anni in cui diversi paesi africani dichiarano l’indipendenza e dove qualcuno prova persino a sfidare apertamente le forze coloniali europee: come ad esempio il presidente egiziano Nasser, che provoca scompiglio tra francesi e inglesi quando decide di nazionalizzare il canale di Suez. Atto questo che sembra dare all’Africa per la prima volta un ruolo nella politica mondiale. Sono gli anni in cui tramite la cosiddetta villagizzazione lo stato coloniale del Kenya procede a dei trasferimenti interni forzati costringendo migliaia di persone a rinunciare alla propria casa e alle proprie terre, inclusa la famiglia di Ngugi. Un dislocamento di massa a cui fa seguito un accorpamento forzato delle terre e che provoca inevitabilmente una ulteriore disparità trasferendo le terre da chi è già povero per darle a chi è relativamente ricco e fedele ai colonialisti.

Questi sono gli anni quindi della formazione non solo scolastica ma soprattutto politica del giovane scrittore e della progressiva presa di coscienza nazionalista di un popolo. Popolo che come emerge da questo romanzo è molto diviso tra comunità tribali dagli usi costumi e lingue totalmente diverse tra di loro, tratto questo indissolubile e imprescindibile del continente africano.

Un paese diviso tra colonialisti e oppressi

Ciò che più colpisce il lettore è il senso di divisione che viene trasmesso su più piani paralleli e vissuti in prima persona da questo autore che si ritrova in un paese diviso tra i bianchi colonialisti e i neri oppressi, in un contesto come quello keniota diviso e frazionato in tante etnie ma soprattutto un contesto personale caratterizzato dalla complessità e complicanza nel dover vivere sotto un regime colonialista oppressivo ma allo stesso tempo dover ricorrere agli insegnamenti scolastici del regime così cruciali per la formazione di Ngugi .

Nella casa dell’interprete è un libro potente e indimenticabile che descrive con una prosa formidabile ed una estrema sensibilità e delicatezza il tema del conflitto e della divisione. Un libro quindi molto attuale sul perché dal caos e soprattutto da chi fomenta l’odio e la guerra tra poveri l’unica risposta possibile sia la cultura.

“Nella casa dell’interprete” di Ngugi Wa Thiong’o, Edizioni Calabuig. I libri di Marco. 

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