I libri di Riccardo

“Trilogia della città di K.” di Agota Kristof: recensione libro

Bene, avete iniziato a leggere la Trilogia della città di K. e vi siete subito imbattuti nei nomi Claus e Lucas senza notare niente. Male, non siete partiti benissimo, ma potete migliorare in corso d’opera. Calma, calma… ora avete notato qualcosa perché in spiaggia portate anche La Settimana Enigmistica e, con un sorriso furbetto sulle labbra che sembra dire “al lettore smaliziato non la si fa!”, siete subito saltati a una conclusione. Di male in peggio: la vostra intuizione è sbagliata e Agota è molto più furba di voi, ma questo lo scoprirete solo andando avanti. Però adesso ci avete preso gusto e vi siete soffermati sulla K. del titolo, chiedendovi perché non vi sia dato conoscere il nome e neppure il paese. Così, in cerca di lumi, avete telefonato a quel vostro conoscente slavofilo che si dà un arie da maître à penser, per sentirvi rispondere che potrebbe essere un tributo reso ai grandi narratori russi dell’800, a incominciare da “Nell’androne d’una locanda della città di N., capoluogo di governatorato…” di Gogol’, una presa per i fondelli della censura sovietica, o più probabilmente entrambe le cose, visto che la Kristof, esule ungherese, odiava i sovietici, ma certamente non poteva odiare i padri della letteratura russa.

La tentazione di tornare alla Settimana Enigmistica è stata forte, ma avete stoicamente resistito e avete finito per leggere un capolavoro della letteratura mondiale. Un libro che vi ha venduto l’orrore della guerra, il suo famelico degrado, la sua letale ironia e la sua lucida follia, senza sconti, anzi pretendendo dalla vostra capacità di sopportazione un cinismo che reclama anche gli spiccioli. Un libro scritto con inchiostro indelebile. Un libro che non avrete il coraggio di consigliare a nessuno, perché in grado di suscitare un’ammirazione profonda o una repulsione altrettanto netta.

Però avevate bisogno di parlarne con qualcuno, così avete preso fiato, ripreso il telefono, e avete rifilato allo slavofilo la vostra recensione: “La tecnica della narrazione è caleidoscopica e nei movimenti delle tre parti ci sono sovrapposizioni e diversità. La terza parte illude il lettore che i movimenti siano cessati per consentirgli di fissare la verità, ma la Kristof sembra invitarlo a ruotare ancora e magari ricominciare da capo. Lo stesso per lo stile della prima parte: difficile dire in che percentuale sia scarno per adattarsi a un lessico infantile e alla scabrosità della narrazione, e in che percentuale sia condizionato dalla poca confidenza con la lingua in cui è stato scritto. In conclusione, un libro crudo come il sashimi, affilato come un coltello da sushi, definitivo come un taglio con quest’ultimo!”

Il telefono non dava alcun segno di vita, e immaginando lo slavofilo a bocca aperta come una carpa, avete messo giù il telefono soddisfatti di voi.

“Trilogia della città di K.” di Agota Kristof, edizioni Einaudi. I libri di Riccardo

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