I libri di Riccardo

“Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” di Remo Rapino Premio Campiello 2020: recensione libro

Non sempre sappiamo cosa aspettarci quando saliamo in sella a un romanzo. Ogni romanzo ha la propria andatura, pigra e svogliata, a volte, ritmata ed elegante, quasi un dressage, altre volte. E se un buon romanzo si muove rapido al trotto, quello di Rapino è un romanzo che galoppa a briglie sciolte, incurante dei canoni narrativi, irriverente con la sintassi, beffardo con la lingua, sembra quasi voler saltare di slancio i margini della pagina e disarcionare il lettore.

Un romanzo impegnativo, quindi, da non sottovalutare, quindi, ma straordinariamente efficace… “sah”, mettiamoci ancora un “quindi”.

Di che parla? …di “cocciamatte” e di cosa, se no?
Parla di quelli che “…vanno contenti, sull’orlo della normalità,
trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore”. Di quelli che magari cercano il colore di un paio di occhi, occhi forse del colore del mare, forse persi al di là del mare, di quelli che cercano una Teresa e trovano un’altra Teresa, di quelli che cercano di cancellare segni neri, di quelli che cercano di ottenere un camice bianco a compensazione dei segni neri e di quelli che cercano conforto nel sentirsi dire che non sono poi così matti… questi matti.

Bonfiglio Liborio, Premio Campiello 2020

vita morte e miracoli di bonfiglio liborio Ameremo Bonfiglio Liborio, e ameremo tutti i Libori e tutti i Bonfigli della terra, e forse finiremmo per amare anche questa terra, se invece di un posto di pazzi intenti a fare cose folli, si trasformasse, per magia, in un posto di matti intenti a far cose matte, magari a giocare a nascondino con la vita. Un posto dove il matto torna a vestire i panni del buffone di corte, a fare le boccacce a un secolo che ha macchiato i selciati di sangue che nulla pare in grado di lavar via. Ameremo anche chi, come Rapino, sa raccontare di emarginazione e dignità, di dignità nell’emarginazione, e sa farlo con poesia, ma senza sacrificare una potenza espressiva a tratti perfino eccessiva per i surrogati di narrativa cui abbiamo fatto la lingua. Un romanzo che sarà amato e odiato in egual misura, molto amato o molto odiato, spero e temo, sicuramente un romanzo che non potrà lasciare indifferente nessuno. Ci voleva un poeta per farsi aedo di un eroe perduto e perdente, in un mondo sempre più soffocato dall’arroganza di vincenti farlocchi, dalla violenza dell’indifferenza.

Lasciatelo narrare questo bimbo di ottantaquattro anni, guardate il secolo che ci siamo lasciati alle spalle dal loggione invece che dai palchi, guardatelo coi suoi occhi puri, guardatelo con la sua misurata meraviglia, fatevi rapire e condurre per mano da Liborio Il Matto.

“Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” di Remo Rapino Premio Campiello 2020, edizioni Minimum Fax. I libri di Riccardo

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Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

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