Indimenticati

“L’ultima notte del rais” di Yasmina Khadra (Sellerio, 2015)

Tirare fuori il meglio e il peggio di sé. Se esiste una definizione per una moderna rivoluzione, io non ne trovo di migliori. Lo stanco e spossato mondo occidentale, negli ultimi decenni, privato del suo sistema assolutistico e valoriale e concentrato sulle proprie individualità, ha fatto matrimonio e fede con le più disparate sollevazioni popolari in tutto il mondo, spaziando da goffi tentativi di sostegno aprioristico a chiunque si radunasse a vere e proprie campagne militari di invasione. Una di queste, forse quella che umanamente e mediaticamente, per i tragici risvolti migratori ed economici che ci colpiscono ancora oggi, è stata quella libica. Quella che portò all’ultima notte del rais.

La Libia di Gheddafi, della sua (passata) rivoluzione, della cacciata dell’italiano che l’aveva colonizzata e fatta restare scatola di sabbia, è stata travolta da quel vento forte e pilotato che è stato la primavera araba. Primavera che ha avuto pochissime e rapide fioriture sull’albero della democrazia, e che si è integralmente trasformata, quando è andata bene, in nuovi regimi dittatoriali e, quando è andata male, nel caos assoluto.

Quando un re cade, fa rumore ma non sempre sangue. Quando un regime cade, di sangue ce n’è più che del rumore. E Gheddafi, nelle sue ultime settimane di vita, non è scampato a ciò. Siamo lontani dalla ricostruzione storica e geopolitica esatta di quanto accaduto, rincorrendoci tra delatori del regime e fan della democrazia esportata, tra i sostenitori delle piazze e i complottisti di varia forma e natura: forse in tutto ciò, la sola certezza sta nella letteratura che, almeno, può dare sostegno, vita, idea e ricordo (anche se più di anima e pensiero, che non storica) a quanto accaduto, consapevoli che del resto (di come ci chiedono ora, dei fatti) sapremo poco e male, e chissà tra quanto.

L’ultima notte del rais, di Yasmina Khadra (al secolo Mohammed Moulessehoul, algerino classe 1955), fa questa operazione: ricorda, attraverso la ricostruzione che solo la letteratura è in grado di fare. Uscito in Italia grazie alla Sellerio nel 2015 (anno stesso di stesura del libro) tradotto da Marina Di Leo, il romanzo ci racconta, immaginando, il viso di un uomo segnato da se stesso e dal suo tempo, lacerato dai dubbi più che dalla paura, tradito dal popolo che aveva cercato, con ossessione, di proteggere e amare, non riuscendoci come il destino avrebbe dovuto e voluto. È la tragedia individuale resa collettiva, resa terra e polvere, resa nazione, resa (forse) un continente intero, quasi a ricordarci le mille battaglie intraprese dal colonnello, in un’alternanza spesso confusa tra nazionalismo, terrorismo e sogno panafricano. Il rais, nelle pagine del testo, ripercorre tante fasi della sua vita, anche quell’infanzia fatta di privazioni o l’adolescenza di amori vulcanici. La ribellione, l’irrequietezza, il sogno. Il potere. Tutto ciò che è stato, che non è stato, che avrebbe dovuto e non ha potuto, che riprende in mano con parole, memoria, riflessione, nelle sue ultime ore di vita, cercando rifugio tra le mura delle sue abitazioni bombardate e depredate, e trovando conforto però solo dalle macerie dei suoi sogni, fino all’atto finale. Fino alla morte. Un vortice davvero intenso di 162 pagine da divorare celermente. Come si divora la speranza e come si fulmina un sogno: è veramente un attimo.

La lingua di Yasmina Khadra è brillante e frenetica, e ricalca meravigliosamente quella del rais. E quella dell’intero popolo libico tra due rivoluzioni così lontane nel tempo, negli uomini e negli ideali. Una, a mio avviso, delle migliori trasposizioni letterarie di un personaggio storico: operazione di per sé difficile sempre, ma enormemente ostica se si parla (o si scrive, direi) di un personaggio dal cadavere ancora caldo.

“L’ultima notte del rais” di Yasmina Khadra, edizioni Sellerio. Indimenticati.

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Ernesto Valerio

Ernesto Valerio, nato in Abruzzo (Lanciano) nel 1983, risiede a Mantova. Laureato in Sociologia, lavora da sempre come consulente commerciale, anche nel campo editoriale. Collabora con diverse realtà editoriali italiane nella redazione di opere narrative, per lo più "riscoperte". Leggere è la sua prima passione e unico vero vizio.

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