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“La notte della svastica” di Katharine Burdekin: recensione libro

Ma qualunque cosa facessero certe donne in privato, la vita pubblica non prevedeva alcuna manifestazione di gioia alla nascita di una femmina. Era una mezza disgrazia, un incidente di percorso che, beninteso, può capitare alla migliore delle donne; e la donna che partoriva solo femmine si collocava non più di mezzo gradino al di sopra di quel peso inutile e senza speranze che gravava sulla Società Hitleriana: la donna che non figliava affatto.”

La notte della svastica

Siamo nel 730 dopo Hitler, la Germania ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e si è divisa il mondo con il Giappone, la Storia è stata manipolata e il pensiero è orientato dallo stato, Hitler è il dio della religione dell’Impero Tedesco (gli piacerebbe) ma è stato trasformato in una specie di Thor, un essere gigantesco e prestante, pronto ad essere adorato per i secoli a seguire. Le donne vivono rasate a zero in quartieri per donne, isolate dagli uomini, che possono farne un po’ quello che vogliono, ma soprattutto ingravidarle, come le bestie. I figli maschi, gli unici che contano, passati i due anni d’età vengono requisiti dal padre per poter vivere finalmente in una società civile, quella maschile. Le femmine rimangono con la madre nel quartiere delle donne, in attesa di diventare proprietà di un nazista e di figliare. Auguri e figli maschi, ovviamente.

E se succedesse davvero…?

Sì, beh, sai che novità, direte voi, non sarà mica il primo romanzo ucronico in cui Germania e Giappone si dividono il mondo. Certo, vi risponderei io, provateci voi ad anticipare un’alleanza della Seconda Guerra Mondiale e poi da lì a ricamare un racconto ucronico nel 1937, se siete bravi Prego, fate pure. Perché la cosa che non dovete mai e poi mai dimenticare tra le righe di questo libro, è che è stato scritto nel 1937. Da una donna. Nel millenovecentotrentasette, non smetto mai di pensarci. Immaginate di essere in Gran Bretagna e scrivere di un mondo che, nonostante siano passati sette secoli, è regredito a uno stato di feudalesimo e ignoranza, in cui non ci sono libri, istruzione, svago, in cui la brutalità è normale, in cui ci sono -ancora- le maledette caste, gli intoccabili, i non giusti. Immaginate poi (ed è quello che è successo a me) che dopo aver scritto questo libro, a un certo punto scoppi la Seconda Guerra Mondiale e ogni notte andiate a letto pensando “e se succedesse davvero?”.

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“A volte penso che le civiltà passate con tutta la loro inimmaginabile complessità e ricchezza […], a volte penso che altro non fossero che l’infanzia della razza umana; che questo abisso, questo desolante vuoto che oggi viaviamo, è come quella apatia che a volte prende i ragazzi durante l’adolescenza, e che la nostra maturità virile si ancora di là da venire.”

“La Notte della Svastica” di Katharine Burdekin, Sellerio Editore. Me, my shelf and I

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