Un libro tra le mani

“Il Colibrì” di Sandro Veronesi: recensione libro

Cosa fa il colibrì?
Dà tantissimi battiti d’ali al secondo (circa 70) per restare fermo, immobile a mezz’aria.
Anche Marco Carrera, il protagonista del romanzo, fa questo… si muove per rimanere sempre allo stesso punto, in una sorta di resilienza ai cambiamenti, al dolore, alle perdite.
Questa metafora della vita è affascinante e, per certi versi, mi appartiene.
Usare tutta l’energia per fermarsi nel mondo e nel tempo, cercando spesso anche di risalirlo, il tempo, per recuperare quello perduto, proprio come il colibrì riesce a volare all’indietro.

“Ci vogliono coraggio ed energia anche per restare fermi”.

La sua vita è costellata di dolori immensi, lutti, separazioni, a partire dalla sua infanzia, dal matrimonio infelice dei suoi genitori, dalla perdita della tormentata sorella, per arrivare poi a quelli che lo coinvolgono in prima persona, amori pieni di rimpianti, incomprensioni col fratello cristallizzatisi nel tempo, ed altri cosi violenti a cui non si può neanche dare un nome.

L’uomo nuovo

Fin qui tutto bene, c’è un Veronesi che, seppur non raggiungendo, secondo me, le vette d’intensità di “Caos calmo”, ci dona una storia che coinvolge, sorretta da una scrittura oggettivamente bella.

Il Colibrì
Il Colibrì

Ma, ad un certo punto, c’è una svolta mistico/futuristica che non mi è piaciuta neanche un po’: il nostro protagonista cerca di dare un senso a tutte le atroci perdite che ha dovuto subire nel corso della sua vita e, per farlo, ci propina un futuro prossimo popolato dal frutto di tutto il suo dolore, ovvero una bambina (inquietante), sua nipote, che è l’incarnazione della nuova umanità.
È stato come se l’autore avesse voluto bilanciare un romanzo pieno di dolore e morte (che tuttavia non risulta mai disperato o struggente) con un pre-finale luminoso, proiettato verso un domani “troppo bello per essere vero”… multietnico, altruista, rispettoso, umano. Improbabile, poco credibile…
Un voler dare un senso a ciò che senso non ha (semi-cit).
Il finale vero e proprio, invece, è decisamente angoscioso, e tratta un tema molto attuale e discusso.

Detto questo, Veronesi rimane, a mio avviso, un ottimo scrittore, uno che con le parole ci sa fare, che padroneggia egregiamente incipit che incantano, intrecci funzionali, architetture letterarie mai scontate.
La storia, qui, è cronologicamente destrutturata, i capitoli si alternano in modo apparentemente casuale, spiazzando un po’ il lettore, ma senza mai permettergli di perdersi, e mantenendo un certo dinamismo.
Insomma, io continuo a seguirlo.

“Il Colibrì” di Sandro Veronesi  La nave di Teseo. Un libro tra le mani.

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Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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