Un libro tra le mani

“La figlia femmina” di Anna Giurickovic-Dato, recensione: Un libro tra le mani

La figlia femmina è un libro che turba.
Turba perché, come mi è accaduto altre volte con altri libri (il primo che mi viene in mente è “Nuvole di fango” della Schilperoord), ad un certo punto l’autrice ti fa sentire sbagliata, dalla parte sbagliata.
Ti accorgi di pensare cose che non dovresti pensare, perché sai benissimo che non è così, ma quando te ne accorgi è già troppo tardi, lo hai già fatto.
E questo t’infastidisce.
Perché lo fa?
Forse per mettere tutto in discussione, ogni nostra certezza, forse per dimostrarci quanto siamo condizionabili, per evidenziare quanto sia labile il confine tra vittima e carnefice agli occhi di chi è fuori, di chi giudica, di chi non sa.

I rapporti tra genitori e figli sono sempre difficili, fragili… se poi s’insinua la violenza sessuale ai danni di una bambina di 5 anni da parte di suo padre, allora la fragilità assume proporzioni inimmaginabili, e le conseguenze sono così devastanti (per tutta la famiglia) che diventa impossibile decodificare, con i nostri metri di misura, un comportamento apparentemente malizioso della vittima dell’abuso.

Cercare di sedurre il nuovo compagno della mamma. Perché?

La figlia femmina

Diventa impossibile individuare la differenza tra un’azione volontaria, magari dettata da una vendetta nei confronti di una madre che a suo tempo non ha saputo vedere e un volerla mettere alla prova, del tipo “adesso vedi? adesso riuscirai a proteggermi?“, o un comportamento disturbato figlio del trauma subito, o un atteggiamento voluto e premeditato per allontanare qualsiasi figura maschile (ai suoi occhi nemica) dalla sua casa e dal suo mondo.

Maria aveva 5 anni quando ha perso i suoi punti di riferimento, aveva solo 5 anni quando ha smarrito la direzione e tutti i codici per poter comunicare il proprio dolore, non conosceva le parole giuste per chiedere aiuto, perché chi avrebbe dovuto insegnargliele era proprio il mostro da cui cercava di difendersi.

E chi avrebbe dovuto capire, non ha capito.

Quindi Maria che fa? Usa quello che ha, la sua rabbia soffocata, il suo risentimento, il suo corpo, il senso di colpa materno, ma è solo il suo modo per continuare a chiedere aiuto, per gridare la sua disperazione, e provare ad essere risarcita di quella vita che non potrà mai più vivere.

Maria colpevole? No, mai. In nessun caso.

Tematica difficile da trattare, ma la Giurickovic-Dato lo fa con attenzione, senza mai trascendere, ma colpendo duro.
E con la grande capacità di incollarti alle pagine.

“La figlia femmina” di Anna Giurickovic-Dato, Fazi editore. Un libro tra le mani.

 

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Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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