Un libro tra le mani

“La pioggia prima che cada” di Jonathan Coe, recensione: Un libro tra le mani

Che immagine meravigliosa…la pioggia prima che cada.
La percezione di qualcosa che ancora non è, che non esiste ma che senti, e che ti fa stare bene, perché è proprio nell’attesa che risiede la speranza della felicità.

La sospensione di un momento, rende quell’attimo perfetto, semplicemente perché ancora non esiste.

– “Guarda quelle nuvole. Ci sarà un bel temporale se vengono da questa parte.
– Per questo hai l’aria triste?
– Chi io? No, non mi dispiace la pioggia estiva. Anzi, mi piace. È il tipo che preferisco.
– Il tuo tipo di pioggia preferito?
– Be’, a me piace la pioggia prima che cada.
– Sai, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia.
– Certo che non esiste una cosa così.  È proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale.”

Dicevo, quindi, che è un’immagine meravigliosa, esattamente come ognuna delle 20 immagini descritte, raccontate, sentite e vissute in questo romanzo.
Luoghi, case, persone, animali, oggetti, odori, emozioni… tutto prende forma davanti agli occhi, si materializza e ti fagocita in una storia famigliare (di tre generazioni) che ti accompagnerà anche quando il libro rimarrà chiuso sul comodino.
Ogni pagina girata ti lascia la sensazione che andrai incontro ad un qualcosa di doloroso, che non vorresti conoscere, che non ti piacerà.
Eppure ad ogni pagina girata ne seguirà un’altra che non vedrai l’ora di leggere.
E poi ancora e ancora.

Origini, passato e amori tossici.

La pioggia prima che cada
La pioggia prima che cada

Una vita, anzi la vita di più persone, raccontata dalla voce rotta, emozionata, e spesso in difficoltà, di chi si sente in dovere di donare a chi non ha potuto esserci, a chi non ha potuto “vedere” e conoscere il proprio passato, le proprie origini, gli affetti perduti e quelli tossici.

Una poltrona, un bicchiere, venti fotografie, un microfono e un registratore con quattro cassette… questi gli strumenti necessari affinché Rosamond riesca a liberarsi del peso degli anni, della verità, di tutto quello che non ha potuto fare e dire a chi aveva il diritto di sapere, ma soprattutto di capire il senso della sua storia, perché, a volte, chi ci dovrebbe amare più ogni altra cosa, non riesce a farlo.

Guerra, infanzia, maternità, amore, omosessualità, violenza, rimpianti, rimorsi… c’è tutto in queste pagine.
E sopra ogni cosa c’è un connubio perfetto, direi una fusione, tra i sensi: la vista che usiamo per leggere si trasforma in udito, perché mai come in questo libro, le lettere stampate si fanno voce, una voce così densa e carica di emozione che ritorna a farsi immagine, anche per chi gli occhi per vedere non li ha più.

Coinvolgente, delicato, sensibile.
Un romanzo che parla principalmente di donne, scritto da un uomo che sembra non avere nessuna difficoltà ad entrare nell’animo femminile.
E non è cosa da tutti.
Coe è riuscito anche nella difficilissima impresa di farmi amare le lunghe e particolareggiate descrizioni senza annoiarmi neanche per un secondo.
Anzi.
Ed anche questa non era cosa facile.

Insomma, il mio primo incontro con Coe è stato senza dubbio un incontro felice.
Ci rivedremo ancora, senz’altro.

“La pioggia prima che cada” di Jonathan Coe, Feltrinelli editore. Un libro tra le mani.

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Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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