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Di Versi in Versi: “Frattura composta di un luogo” di Andrea Accardi

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di “Frattura composta di un luogo”, di Andrea Accardi.

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di “Frattura composta di un luogo”, di Andrea Accardi, edito da Giuliano Ladolfi Editore.

Prosa poetica, per orientarci tra i luoghi, i nomi e le voci di Accardi

Prima il luogo, per farci accomodare, o acclimatare, tra le atmosfere di quegli ambienti, ordinari, scadenzati, che finiscono con l’infrangersi contro la straordinarietà di eventi come la scomparsa di una ragazza. Poi ci sono i nomi e infine le voci. È una scelta di orientamento quella fatta da Andrea Accardi con “Frattura composta di un luogo”.

Siamo nel terreno della prosa poetica. Non ci sono i versi tradizionali, ma nemmeno la tradizionale narrazione. C’è – come direbbe Gherardo Bortolotti, rappresentante del “genere”, se così vogliamo definirlo – l’infra-ordinario, quello che accade tra, e quello che si dice non (solo) con le parole, ma nella filigrana delle parole, «Si parla soprattutto di cose che dovrebbero avvenire e non avvengono».

Il lavoro fatto dall’autore con questo testo è infiltrato – sembra – da varie influenze del sentiero di scrittura che ha deciso di percorrere. Ma ognuno ha la sua voce, e quella di Accardi si sente distintamente, e ci porta a costeggiare

«l’inedito, l’inatteso. La paura che ha sempre un buon motivo».

Dall’ordinarietà al colpo di scena

Anche noi, dunque, nel leggere l’autore, come i “protagonisti” dei suoi testi, leggiamo un poeta moderno e guardiamo «il significante che scappa da tutti i lati del testo». E proviamo a comprendere il lavorio sotteso. Prima la mappatura, che ci fa sentire a nostro agio, non estranei. Poi – come nella perfetta sceneggiatura – il colpo di scena: «Sparisce una ragazza e spuntano manifesti ovunque». Ed è proprio qui, a pagina 18, che diventa evidente il lavoro – riuscito, a sensibilità di chi scrive – operato da Accardi (e le sue probabili influenze).

Pensiamo ai Diari di Kafka, dove leggiamo:

La Germania ha dichiarato guerra alla Russia […] Nel pomeriggio scuola di nuoto”. (citato, peraltro, in esergo da un altro alto rappresentante del mondo poetico, Guido Mazzoni, nel suo “La pura superficie”).

Torniamo ad Accardi e rileggiamo:

«Sparisce una ragazza e spuntano ovunque manifesti […] Al cinema multisala c’è lo sconto il mercoledì».

Ma – come si diceva – la voce di Accardi si sente. E allora con forza ci si sofferma su ciò che ha da dire, pensando a come l’autore sia stato capace di legare il comune dire «La foto però è scelta bene, proprio un sorriso che diresti un futuro radioso», con la verità indifferente di un costrutto umano che non si arresta, pur avendo il potenziale per immaginare che «dentro una casa lontana qualcuno fa già i conti con il vuoto».

Dal vuoto alle tessere da incastrare nella mappa disegnata dall’autore

Il vuoto senso comune e ordinario delle cose sembra farsi tema, lungo i testi dell’autore: «Il lago è finto come tutto il resto. La finzione assoluta equivale al vero», «Non te ne intendi, ma non c’è nulla da temere»; specie nella prima sezione del libro, “I luoghi”, che è decisamente la parte più riuscita dell’intero testo.

Andrea Accardi

La quale tuttavia rende necessaria la “conoscenza” del resto, de “I nomi” (la seconda sezione), che ci riportano alla ragazza scomparsa, e a Vinicio che ci ha provato, anche se «alla fine è andato a letto con l’amica di lei»; o Amadine che si tocca per non pensare alla ragazza dei manifesti («è come un artiglio che le passa sul petto»). E l’ultima sezione, “Le voci”, confuse, mischiate, libere dalle regole, come i pensieri; che diventano le tessere da incastrare nella mappa disegnata dall’autore.

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Felicia Buonomo

Dopo la laurea in Economia Internazionale, nel 2007 inizia la carriera giornalistica, occupandosi principalmente di diritti umani. Nel 2011 vince il “Premio Tv per il giornalismo investigativo Roberto Morrione – Premio Ilaria Alpi”, con l’inchiesta “Mani Pulite 2.0”. Alcuni dei suoi video-reportage esteri sono stati trasmessi da Rai 3 e RaiNews24. Successivamente pubblica il saggio “Pasolini profeta” (Mucchi Editore). Del 2020 è il libro “I bambini spaccapietre. L'infanzia negata in Benin” (Aut Aut Edizioni), libro reportage sullo sfruttamento del lavoro minorile nell'industria edilizia. Parallelamente all'attività giornalistica, porta avanti un progetto di street poetry sotto lo pseudonimo di Fuoco Armato, con il quale ha partecipato a progetti di riqualificazione del territorio a Bologna, Roma e Milano, realizzando opere murali con proprie poesie inedite. Alcune sue poesie sono state pubblicate su riviste e blog letterari, quali “La rosa in più”, Limes Lettere, Versante Ripido, ClanDestino Rivista, Atelier poesia e altrove. Un suo testo poetico è stato tradotto in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti. A marzo 2020 è uscita la sua prima raccolta di poesie, “Cara catastrofe”, edita da Miraggi Edizioni. Scrive di poesia su Carteggi Letterari – critica e dintorni. Cura una rubrica dedicata alla poesia su “Book Advisor”. Dirige "Récit", la collana di poesia civile di Aut Aut Edizioni.

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