Di Versi in Versi

Di Versi in Versi: “Non potevo metterci anche l’orizzonte” di Paola Setaro

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di “Non potevo metterci anche l'orizzonte”, di Paola Setaro (Edizioni La Gru).

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di “Non potevo metterci anche l’orizzonte”, di Paola Setaro (Edizioni La Gru).

L’esperienza della perdita in poesia e fotografia

«…c’è chi scrive per resuscitare

io lo faccio per dimenticare…»

È racchiuso in questi versi il senso del lavoro fatto da Paola Setaro con “Non potevo metterci anche l’orizzonte”. Utilizza, l’autrice, l’immagine poetica, e anche quella fotografica, (anche questa a sua firma) per raccontare l’esperienza della perdita, la memoria che ferisce e che si tenta di rinnegare a passo claudicante. E allora ogni dettaglio diventa spunto, o sunto di un essere (o esserci) stati.

Il verso della Setaro ci porta alla stretta di una parola che non ci dà tregua, che parla di sottrazioni, macchiate da colpe:

«Non mi ispiro a nessuno

mi riconosco sola

in una corsa tutta mia

verso la sottrazione

da colpe e negazioni».

La sottrazione, il silenzio, il dolore che diventa voce collettiva

Paola Setaro

I componimenti dell’autrice sottraggono, sono uno stampo, da cui eliminare la materia in eccesso. Esattamente come fa la narrazione fotografica, tutta “giocata” sul chiaroscuro, che cattura l’occhio, lasciandoci liberi di “atterrare” laddove ci sentiamo più a nostro agio. Ed è così, liberi, che ci immaginiamo la catastrofe, le attese, il centro metropolitano, i pensieri – che invece albergano nella periferia.

Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente”, ci ricorda Cesare Pavese. Allo stesso modo la Setaro ci ricorda quanto elementare sia il dolore, e come tale capace di accomunarci, non distingue, non seleziona, è.

E così il dolore diventa voce collettiva. Anche se non urlato, anche se ha la sua genesi nel silenzio:

«Se tu hai messo il silenzio

io non potevo metterci anche l’orizzonte».

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Felicia Buonomo

Dopo la laurea in Economia Internazionale, nel 2007 inizia la carriera giornalistica, occupandosi principalmente di diritti umani. Nel 2011 vince il “Premio Tv per il giornalismo investigativo Roberto Morrione – Premio Ilaria Alpi”, con l’inchiesta “Mani Pulite 2.0”. Alcuni dei suoi video-reportage esteri sono stati trasmessi da Rai 3 e RaiNews24. Successivamente pubblica il saggio “Pasolini profeta” (Mucchi Editore). Del 2020 è il libro “I bambini spaccapietre. L'infanzia negata in Benin” (Aut Aut Edizioni), libro reportage sullo sfruttamento del lavoro minorile nell'industria edilizia. Parallelamente all'attività giornalistica, porta avanti un progetto di street poetry sotto lo pseudonimo di Fuoco Armato, con il quale ha partecipato a progetti di riqualificazione del territorio a Bologna, Roma e Milano, realizzando opere murali con proprie poesie inedite. Alcune sue poesie sono state pubblicate su riviste e blog letterari, quali “La rosa in più”, Limes Lettere, Versante Ripido, ClanDestino Rivista, Atelier poesia e altrove. Un suo testo poetico è stato tradotto in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti. A marzo 2020 è uscita la sua prima raccolta di poesie, “Cara catastrofe”, edita da Miraggi Edizioni. Scrive di poesia su Carteggi Letterari – critica e dintorni. Cura una rubrica dedicata alla poesia su “Book Advisor”. Dirige "Récit", la collana di poesia civile di Aut Aut Edizioni.

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