Di Versi in Versi

Di Versi in Versi: “Querencia” di Lorenzo Mari

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di Querencia, di Lorenzo Mari, edito da Oèdipus. 

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di Querencia, di Lorenzo Mari, edito da Oèdipus

Mari procede per opposti pluri-semantici

La parola e i suoi opposti, che l’agire sulla carta è sempre un tentativo di umanità, la passerella del composto sentimentale di ognuno («da felicità ad altre felicità passa accanto / e poi dentro senza possedere nulla […] da felicità ad altre parole: si mette accanto»).

L’operare, l’agire, l’invitare di Lorenzo Mari, con Querencia, procede per opposti «Predica a lungo. Predica niente. Predica vuoto. Non predica toro», dove l’interrogativo diventa collante «Poteva essere un’altra forma, se soltanto ah se soltanto fosse stato un altro stile, un altro significato […]». Eppure l’opposizione rivendica coerenza, Querencia: cercare, amare, luogo sicuro, nel gergo della corrida, luogo dell’arena in cui il toro si sente più forte.

Ragionamenti tondi, che ruotano («Un break nella predica, la pallina del tennista in alto, silenzio sugli spalti»), si insinuano nei ventricoli a pompare il sangue della parola. Ma le direzioni sono plurime, e la “pallina” diventa un prisma polisemantico:

«tutto il deserto è nome e il nome da qui è tutto

deserto e poi ancora nome, una frazione

o il suo contrario […]».

Una poetica circolare, che invita a restare nel verso

C’è tentativo di ironizzare lungo i versi, ad esempio sul ruolo della poesia: «il sole è ancora alto, alle cinque della sera / e la poesia: / certo, in quanto/ potere! / illumina»; o più in generale della parola: «semplicemente lallando di un lallare diverso / e allora dici: lalla, lalla che poi si parla».

Quello di Querencia deve essere un lettore che non si lascia distrarre dalla circolarità della poetica di Mari, deve saper restare nel verso «nel cemento e nel vetro, e un paio di righe ancora, dov’erano grida e piaghe murate e membra...».

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Felicia Buonomo

Dopo la laurea in Economia Internazionale, nel 2007 inizia la carriera giornalistica, occupandosi principalmente di diritti umani. Nel 2011 vince il “Premio Tv per il giornalismo investigativo Roberto Morrione – Premio Ilaria Alpi”, con l’inchiesta “Mani Pulite 2.0”. Alcuni dei suoi video-reportage esteri sono stati trasmessi da Rai 3 e RaiNews24. Successivamente pubblica il saggio “Pasolini profeta” (Mucchi Editore). Del 2020 è il libro “I bambini spaccapietre. L'infanzia negata in Benin” (Aut Aut Edizioni), libro reportage sullo sfruttamento del lavoro minorile nell'industria edilizia. Parallelamente all'attività giornalistica, porta avanti un progetto di street poetry sotto lo pseudonimo di Fuoco Armato, con il quale ha partecipato a progetti di riqualificazione del territorio a Bologna, Roma e Milano, realizzando opere murali con proprie poesie inedite. Alcune sue poesie sono state pubblicate su riviste e blog letterari, quali “La rosa in più”, Limes Lettere, Versante Ripido, ClanDestino Rivista, Atelier poesia e altrove. Un suo testo poetico è stato tradotto in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti. A marzo 2020 è uscita la sua prima raccolta di poesie, “Cara catastrofe”, edita da Miraggi Edizioni. Scrive di poesia su Carteggi Letterari – critica e dintorni. Cura una rubrica dedicata alla poesia su “Book Advisor”. Dirige "Récit", la collana di poesia civile di Aut Aut Edizioni.

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