Leggere con Gusto

La lunga vita di Marianna Ucrìa: una Sicilia ricca di gusto

A stomaco vuoto si vive male

e si scrive peggio.

(Johann Wolfang Goethe)

Spesso leggiamo o sentiamo dire che i social siano il male, che stando dietro la tastiera in apparente anonimato molte persone riescano a dare il peggio di sé; che i social siano una perdita di tempo, un luogo frequentato da ignoranti (o, peggio, da squilibrati). In realtà, i social sono come il denaro: non hanno odore! Anzi, il profumo glielo possiamo dare noi: attraverso il rispetto, la gentilezza e l’educazione verso ogni persona con la quale ci rapportiamo.

Attraverso i social –  e su facebook in particolare –  possono addirittura avvenire incontri fecondi, come è stato il mio con Alessandro Oricchio prima e con Marco Latini poi, due degli amministratori dell’attiva e sempre più vasta community di facebook “Book Advisor”.

Libri e cibo

Tempo fa, Alessandro mi propose di occuparmi di una nuova rubrica che sarebbe stata inaugurata su “The BookAdvisor” (il sito) e che unirà due mie grandi passioni: i libri ed il cibo (nooo, cosa state malignamente pensando? Anche se sono golosa, sto attenta a mangiare ma mi piace molto cucinare per la famiglia e per gli amici).

Tornando alla rubrica, come forse non tutti sanno, libri e cibo sono un connubio molto antico: dalla mela del peccato originale nelle Sacre Scritture, ai banchetti dell’Odissea, ai Vangeli che descrivono l’ultima cena di Gesù. Continuiamo a trovare il cibo negli scrittori della Roma imperiale, in Dante, Boccaccio, nelle abbuffate seicentesche di Gargantua di Rabelais, nelle osterie descritte dal Manzoni ed in tanti, tanti altri libri sino ad arrivare ai giorni nostri.

libri e cibo

Il cibo è una componente fondamentale della letteratura e, quindi, della storia degli esseri umani. In tutte le letterature troviamo riferimenti al cibo, all’arte del cucinare, alle ricette. Il cibo è utilizzato per descrivere epoche e culture diverse, per create ambientazioni, per caratterizzare i personaggi. E, soprattutto nella letteratura moderna, diventa esso stesso personaggio (basti pensare agli arancini di Montalbano).

In anni recenti, il cibo è stato accostato oltre che alla letteratura, ad altre espressioni artistiche – pittura, musica, architettura – da gastronomi di livello come Gualtiero Marchesi e Pietro Leeman, considerati “sacerdoti laici” della nuova “religione” dei consumatori colti, attenti alla qualità degli ingredienti ed al valore degli alimenti naturali. Marchesi ha scritto che “la cucina, attenta, ponderata, colta, sa dialogare con altre esperienze culturali perché è essa stessa cultura”.

In fondo, mentre il piacere di mangiare ci accomuna agli animali, il piacere della tavola appartiene agli esseri umani in quanto il cibo non corrisponde soltanto ad una necessità fisica ma anche al piacere del palato e, soprattutto, alla convivialità.

Il rapporto letteratura – cibo non fa altro che confermarci che leggere e mangiare sono un grande piacere che migliora la qualità della nostra vita.

Libri e Cibo: partiamo per la Sicilia!

sicilia libri e ciboPer il primo articolo della mia rubrica “Leggere con gusto”, ho deciso di partire idealmente da un’isola e da un’isola che amo molto: la Sicilia, terra generosa di ricchezze paesaggistiche, artistiche, culturali, enogastronomiche (eh eh eh…).

Le isole hanno sempre affascinato lettori e scrittori, basti pensare al poema “progenitore” della letteratura di avventura: l’Odissea di Omero. Ulisse, nato in un’isola, percorrerà nelle sue peripezie gran parte delle isole reali o immaginarie del Mediterraneo ma il suo viaggio terminerà ad Itaca, l’isola più cara e familiare, quella natale.

La Sicilia si sposa perfettamente con il nostro connubio letteratura-cibo: oltre ad aver dato al mondo scrittori di rilievo, possiede un patrimonio gastronomico per estimatori e golosi di ogni genere. Dai piatti di terra a quelli di mare, sino ad arrivare ai dolci, moltissime sono le ricette che sono delizia per i sensi. Il tutto accompagnato da un’offerta enologica di pregio.

Pronti a leggere con… gusto? Si comincia!

La Sicilia ha dato al mondo molti scrittori di valore. Solo per citarne alcuni: Verga, Pirandello, Vittorini, Brancati, Bufalino, Sciascia, Consolo, Camilleri…

Perché allora ho deciso di inaugurare la rubrica “Leggere con gusto” con una scrittrice – Dacia Maraini –  nata a Fiesole? Non solo perché la mamma apparteneva ad un’importante famiglia nobile siciliana ma anche perché in Sicilia sono ambientati vari romanzi di quest’autrice.

Inoltre, il cibo è molto importante nella sua narrativa, anche in conseguenza – come raccontato dalla Maraini in varie interviste – di aver patito la fame in un campo di prigionia in Giappone dove era stata rinchiusa da bambina con i genitori, a causa del loro rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò.

Come spiegato dalla Maraini, chi conosce i suoi libri sa “che spesso parlo di cibo, mi soffermo sui dolci o sui primi piatti, con molta attenzione e sensualità. È il desiderio, il sogno del cibo quando manca che fa ingrandire i minuscoli riti quotidiani e li fa diventare meravigliosi”.

Sicilia e cibo li ritroviamo protagonisti in un romanzo con il quale la Maraini vinse il Premio Campiello nel 1990: “La lunga vita di Marianna Ucria”.

libri e cibo dacia maraini la lunga vita di marianna ucrìaAmbientato in Sicilia nella prima metà del 1700, il romanzo racconta la storia di Marianna Ucrìa, appartenente ad una nobile famiglia palermitana e figlia del duca Signoretto Ucria di Fontanasalsa. La bambina è chiamata “la mutola” perché non sente e non parla (in seguito ad un trauma ma niente spoiler! Lo scoprirete leggendo il libro) e per questo viene considerata dalle sorelle e dalla famiglia una “babbasuna” (scema, ritardata).

Marianna crescendo, per quanto bella con i suoi occhi azzurri ed i capelli biondi, è un’adolescente “difettosa” e come tale non sarà facile garantirle un buon matrimonio. All’amato padre Signorotto non resterà che darla in sposa – appena tredicenne – all’anziano zio, duca Pietro, fratello della madre, che diventerà per lei il severo e schivo “signor marito zio”.

Ecco come la signora madre, la duchessa Maria, informa Marianna  che “non vuole capire che è un impiccio e basta”,  del futuro matrimonio:

Il signor padre tutto fici per farti parlari portandoti cu iddu persino alla Vicaria che ti giovava lo scantu ma non parlasti perché  sei una testa di balata, non hai volontà…tua sorella Fiammetta si sposa con Cristo, Agata è promessa col figghiu del principe di Torre Mosca, tu ha il dovere di accettare lo zitu che ti indichiamo perché ti vogliamo bene e perciò non ti lasciamo niescere dalla familia, per questo ti diamo allo zio Pietro Ucrìa di Campo Spagnolo, barone della Scannatura, di Bosco Grande e di Fiume Mendola, conte della Sala di Paruta, marchese di Sollazzi e di Taya. Che poi oltre a essere mio fratello è pure cugino di tuo padre e ti vuole bene e in lui solo ci puoi trovare un ricetto all’anima”.

Il “ricetto all’anima” Marianna Ucrìa lo troverà proprio grazie alla sua menomazione che gli permette di dedicarsi alla lettura, piacere che era vietato alle donne della sua generazione:

“Trepidare con i personaggi che corrono tra le pagine, bere il succo del pensiero altrui, provare l’ebrezza rimandata di un piacere che appartiene ad altri. Esaltare i propri sensi attraverso lo spettacolo sempre ripetuto dell’amore in rappresentazione, non è amore anche questo? Che importanza ha che questo amore non sia mai stato vissuto faccia a faccia direttamente? Assistere agli abbracci di copri estranei, ma quanto vicini e noti per via della lettura, non è come viverlo quell’abbraccio, come un privilegio in più, di rimanere padroni di sé?”.

Nel romanzo, al quale la Maraini ha dedicato cinque anni di lavoro, seguiremo Marianna in molti eventi della sua lunga vita: il matrimonio, i grandi lavori alla villa di Bagheria, gli assalti animaleschi del marito, la nascita dei figli, la passione scoperta attraverso altri uomini, le tante letture, i viaggi.

Anche in questo romanzo ritroviamo i temi cari alla Maraini che ha molto riflettuto e scritto della condizione della donna nei secoli: la mutilazione femminile, le bambine violate, le donne costrette a matrimoni sbagliati e non voluti. Quasi una linea femminile del dolore.  Ma in tutti i suoi personaggi, sia donne che uomini, si muove una corrente di umanità che accumuna tutti noi, un sentire universale, che hanno permesso alla Maraini di evitare di essere considerata una scrittrice “per sole donne”.

Libri e cibo in “La lunga vita di Marianna Ucrìa

Tornando al cibo, uno dei protagonisti di questa rubrica, in “La lunga vita di Marianna Ucrìaè fondamentale anche perché, come ha affermato la Maraini, “il modo di cucinare e di mangiare rivelano la cultura di un popolo”. Ed in questo romanzo il cibo è funzionale all’ambientazione nella Sicilia del ‘700, attraverso una minuziosa descrizione ed un assortito campionario di piatti tipici: lepri all’agro, cinghiali al cioccolato, tacchini ripieni di ricotta, saraghi affogati, porcelli alla fiamma, sfincioni con cipolla e origano, maccaroni di zitu, pasta con le sarde, caponata, riso dolce, cassate. E poi, ci sono le sarde a beccafico, uno dei piatti siciliani più conosciuti.

Ecco, oggi vi saluto proprio con la ricetta delle “sarde a beccaficu”.

Mi raccomando, leggete con gusto!

La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini, edizioni Rizzoli-Bur 

L’autrice

dacia marainiDacia Maraini è nata a Fiesole. La madre apparteneva ad un’antica famiglia siciliana; il padre, Fosco Maraini, per metà inglese e metà fiorentino, fu un grande etnologo. Nel 1938 la famiglia si trasferì in Giappone per impegni di lavoro del padre ma poiché i coniugi Maraini si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò, furono internati insieme alle 3 figlie in un campo di concentramento. Dacia Maraini ha pubblicato il suo primo romanzo  – La vacanza – nel 1962.  Ne seguiranno molti altri, sino al più recente “Trio”, pubblicato quest’anno da Feltrinelli.

La Maraini si è occupata anche di teatro: ha scritto oltre 30 opere teatrali ed ha fondato insieme ad altri il Teatro del Porcospino. Famosa la lunga relazione con Alberto Moravia che per lei lascerà la moglie Elsa Morante.

Dacia Marini ha vinto molti prestigiosi premi, tra i quali nel 1990 il Premio Campiello per il romanzo “la lunga vita di Marianna Ucria”, nel 1997 il Premio Flaiano per la narrativa, nel 1999 il Premio Strega per la raccolta di racconti “Buio”. Ha inoltre ricevuto due importanti onorificenze: in Italia nel 1996 l’onorificenza  “Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana” ed in Giappone nel 2017 l’onorificenza dell’Ordine del Sol Levante, Raggi in Oro con Rosetta” per il suo contributo all’approfondimento della conoscenza tra Giappone e Italia.

La ricetta: Sarde alla beccafico (Sarde a beccaficu)

Difficoltà: bassa; Preparazione: 20 minuti; Cottura: 35 minuti

Ingredienti (per 4): 750 gr di sarde; 50 gr di uvetta; 4 cucchiai di olio extravergine di oliva; 100 gr pangrattato; 50 gr pinoli; 1 ciuffo di prezzemolo; 6 acciughe sotto sale; 4 foglie di alloro; sale  pepe.

Preparazione:

Ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida per 10 minuti.

Pulire le sarde, apritele a metà dal alto del ventre, lasciandole unite sul dorso, levate la spina centrale e la testa. Lavatele e lasciatele scolare.

Versare in una padella 2 cucchiai di olio evo, fatelo scaldare ed unitevi 80 gr di pangrattato. Rosolatelo per 3 minuti, mettetelo in una ciotola con l’uvetta strizzata, i pinoli, il prezzemolo tritato, un po’ di sale e di pepe macinato, le acciughe lavate, diliscate e tritate.

Amalgamate bene gli ingredienti e distribuite il composto sulle sarde; ripiegatele bene su se stesse e poi disponetele in una pirofila unta d’olio con la coda verso l’alto, inframezzate di foglie di alloro.

Spolverizzate con il restante pangrattato e irrorate con un filo di olio. Riscaldate il forno a 180° e ponetevi la pirofila per 30 minuti. Sfornate e servite. Bon appétit!

Curiosità

Il beccafico è un uccello che si nutre di fichi, molto grasso e gustoso. Le sarde preparate con questa modalità prendono il nome “a beccaficu” perché sono molto appetitose e grasse come l’omonimo uccello.                                                   

Vino da abbinare

Trebbiano di Guccione: vino bianco di struttura leggermente tannico, con una rusticità che ben si accompagna alle sarde a beccafico.

L’Azienda agricola Guccione (di Francesco Guccione) è biodinamica in quanto, secondo Francesco, la biodinamica è l’unica pratica che permetta di curare ed esaltare i quattro elementi che contribuiscono a far unico un vino –  Terra, Calore, Acqua, Luce – ai quali si aggiunge un quinto elemento che è il lavoro del vignaiolo.

Il vino Trebbiano di Guccione ci è stato consigliato da Fabrizio Pagliardi, patron di Barnaba a Roma. Pagliardi è unanimemente considerato “uno tra i più intelligenti e professionali” addetti ai lavori nel panorama del vino romano. Elena Cozzella su Repubblica, nell’aprile di quest’anno, ha definito “intrigante” la cantina di Barnaba (tra l’altro composta per metà di etichette estere che Pagliardi importa direttamente), insieme ad una lavagna di mescita che cambia spesso.

Leggere con Gusto, la rubrica che parla di libri e cibo. 

.
Mostra di più
Back to top button