Moving Books

Moving Books – Orlando

Un’altra delle mie premesse: io non credo nell’espressione “al femminile” quando implica un’etichetta che vuole sminuire e allontanare dall’”altro lato” della barricata. E secondo me non ci credeva nemmeno Virginia Woolf. Credo che il suo Orlando (1928) ne sia la dimostrazione. Il libro è dedicato a Vita Sackville-West, la scrittrice e poetessa che con la Woolf visse un’intensa e non facile relazione. Libera e libertina, abituata a vestirsi pubblicamente da uomo, Vita era un magnete per molte donne, tanto che le sue conquiste amorose non si contano. Fu la sua ispirazione a far nascere nella mente di Virginia il personaggio di Orlando, che all’inizio del libro è indiscutibilmente un giovane cortigiano nell’Inghilterra elisabettiana.

Sally Potter, Orlando, 1992
(Credits: Orlando © Sony Classics 1992)

È ipersensibile, ama la natura e la letteratura come nient’altro al mondo, fantastica fino a perdere la cognizione del tempo. Un’abitudine che il film Orlando (1992) di Sally Potter ci mostra magnificamente, legandola a tutto ciò che di inaspettato accade al protagonista. Sembra quasi che a Orlando non bastino né una sola identità, né un regolare ciclo vitale per esprimere tutto di sé. Vive infatti per quattro secoli e dal Settecento in poi è in tutto e per tutto una donna. «Stessa persona, nulla che sia mutato, solo il sesso è diverso», ci dice nel film una spettacolare Tilda Swinton, perfetta come cortigiano e come dama. E infatti gli interessi, la volontà, la passione sono sempre gli stessi: non importa se come uomo o come donna, vive e ama allo stesso modo. Se all’inizio della sua avventura si fa spezzare il cuore dall’affascinante principessa russa Saša (un riferimento a un’altra nota amante di Vita, Violet Trefusis), tre secoli dopo intreccia una relazione con l’avventuriero Shel. Ma Orlando ha imparato: e non si fa più trascinare né dai pregiudizi contro un genere o l’altro, né da sentimenti che vive finalmente con consapevolezza e serenità.

Del resto, è la società a imporre dei ruoli ai generi. Ecco perché quando Orlando si ripresenta come donna, perde pian piano tutto ciò che possiede. Molto interessante il fatto che Orlando si trasformi proprio nel Settecento, l’epoca in cui nasceva un interesse tutto nuovo per il femminile, per l’emotività, per la ricerca personale e collettiva della felicità. Ma è proprio in un salotto settecentesco, in presenza di celebri uomini di sapere (fra cui un certo Alexander Pope), che Orlando sperimenta tutto il peso del ruolo femminile nella società.

Sally Potter, Orlando, 1992
(Credits: Orlando © Sony Classics 1992)

«L’Amore, ha detto il poeta, è tutta l’esistenza della donna. E se guardiamo per un momento Orlando seduta al tavolo che scrive, dobbiamo ammettere che non ci fu donna più degna di quella vocazione. E sicuramente, poiché è donna, e anche una bella donna, e nel fior dell’età, non tarderà ad abbandonare l’ambizione di scrivere e pensare, e comincerà piuttosto a pensare a un guardacaccia (nessuno criticherà una donna perché pensa, finché l’oggetto dei suoi pensieri è un uomo). E poi, gli scriverà un bigliettino (e finché si tratta di un bigliettino, nessuno criticherà una donna perché scrive), e gli darà appuntamento per domenica sull’imbrunire, e sull’imbrunire verrà; e il guardacaccia fischierà sotto le sue finestre – tutte cose, insomma, che rappresentano la stoffa della vita, e l’unico oggetto possibile per un romanziere. Orlando ne avrà fatta una almeno di queste cose? Ahimè – e ancora ahimè! Orlando non ne fece nessuna».

Sally Potter, Orlando, 1992
(Credits: Orlando © Sony Classics 1992)

Così scriveva la Woolf, la cui ironia si rispecchia negli sguardi che ci lancia Tilda Swinton guardando direttamente in camera: dolenti, rassegnati, pungenti. Alla fine, finalmente, Orlando è libera di vivere la propria vita come desidera, forse libera anche dalle pieghe del tempo che sembrano averla avviluppata.

Spero che un giorno anche noi ci libereremo di quel fastidioso stupore di fronte a una Kathryn Bigelow che dirige film come Point Break, Strange Days, o The Hurt Locker. Spero che non parleremo più di “cinema al femminile”. Il buon cinema e la buona letteratura non hanno genere, proprio come il nostro nucleo più profondo.

Sally Potter, Orlando, 1992
(Credits: Orlando © Sony Classics 1992)

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Chiara Tartagni

Copywriter, studiosa di storia dell’arte, insegnante, nerd, ma soprattutto una persona molto curiosa. Ama tutto ciò che riguarda le immagini, in movimento e non. Ha scritto un libro per Jimenez Edizioni, "Le relazioni preziose": un piccolo viaggio sentimentale fra il Settecento e il cinema contemporaneo.

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