Audio & Indie

“Bastava chiedere” di Emma Clit: recensione libro

Poteva scrivere un saggio, uno di quelli che diventano manuali di studio per future generazioni, invece Emma Clit ha scelto la strada del fumetto. Pubblicato da Editori Laterza, “Bastava chiedere – 10 storie di femminismo quotidiano” è un saggio a fumetti. Uno di quelli tosti. Che non fa sconti anche se utilizza il linguaggio dei baloon. Perché comunica concetti forti, fortissimi, a tratti sanguinolenti. E lo fa dietro il sorriso della stessa Emma trasformata in fumetto. È doloroso leggere quel che scrive (e disegna), perché in quelle situazioni, tutte o in parte, è difficile non ritrovarcisi. Essere stata Emma, o una delle amiche, almeno una volta nella vita. E non essersene accorte. La forza di questo saggio a fumetti è squarciare il velo della consapevolezza quasi fosse un gioco per bambin*. Quasi.

Pagine che fanno male

@canone_letterario

Emma Clit in “Bastava chiedere” affronta dieci temi sempre più ricorrenti nella vita di una donna: dal carico mentale (primo, fondamentale, capitolo), ai commenti sessisti a cui si viene sottopost* fin da piccol* (uso * perché nel libro è sempre più evidente come il sessismo non sia una “roba da donne”, non solo le femmine ne sono vittima), da una scarsa conoscenza del proprio organo del piacere, alla rassegnazione a vivere rapporti amorosi che di amoroso non hanno più nulla solo perché, anche solo dal punto di vista economico, non si può stare sole. In questo caso un tema unicamente femminile. C’è molto altro nel libro della Clit, ma non lo trasformerò io in un saggio visto che lei ha scelto una formula narrativa ben più vincente. Ci vogliono un paio d’ore per leggerlo, giorni interi per digerirlo, il resto della vita per comprenderlo.

Vi lascio con due frasi chiave che per me sono state come un bengala nella notte. La prima è della stessa autrice, che in un fumetto scrive: “Parliamo di una delle esperienze che mi ha portato al femminismo: la maternità”. Non aggiungo altro.

La seconda è di Michela Murgia, nell’introduzione del libro: “Se era vero che mia nonna aveva le chiavi di casa, era altrettanto vero che non ne usciva mai. Ci sono voluti anni di femminismo letto, condiviso e agito per capire che quello che avevo sempre sentito chiamare benevolmente matriarcato era in realtà semplice matricentrismo e non descriveva per nulla il comando occulto delle donne, ma la responsabilità palese che esse erano costrette ad assumere per reggere un sistema di potere che era e rimaneva profondamente patriarcale”. Anche qui (temo) di non dover aggiungere altro.

Io me le farei tatuare, per dire.

“Bastava chiedere” di Emma Clit per Editori Laterza. Audio&Indie

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